Zaripov Danis intervista

Dopo aver vinto due Gagarin Cup con gli Ak Bars Kazan, l’anno scorso per Danis Zaripov è arrivato il terzo titolo con il Magnitogorsk: che gusto hanno questi successi? Hanno tutti lo stesso sapore o, come si suol dire, l’ultimo è sempre il più dolce?

Non posso assumermi la responsabilità di dire quale sia il più dolce di questi successi. Tutti e tre i titoli mi hanno regalato grandi soddisfazioni. Ho sempre lavorato con l’obiettivo di vincere qualcosa e spero fortemente che quella vinta la scorsa stagione non sia l’ultima Gagarin Cup della mia carriera. Proprio per questo continuerò a lavorare duramente per raggiungere altri successi.

 

Hai giocato per 12 anni negli Ak Bars Kazan. L’anno scorso hai deciso di cambiare e ti sei trasferito a Magnitogorsk. Perché di questa decisione? Com’è stato l’impatto con una realtà completamente nuova?

La decisione di cambiare non è stata presa solamente da me. Al termine della stagione io e il management dell’Ak Bar Kazan ci siamo seduti attorno ad un tavolo per discutere di molte cose e siamo giunti alla conclusione che la mia vita hockeistica a Kazan era terminata. Immediatamente dopo ho ricevuto la telefonata del Metallurg col quale abbiamo definito i dettagli del mio trasferimento. Devo dire che ho scelto il Magnitogorsk perché sin dall’inizio mi hanno fatto capire di avere obiettivi veramente ambiziosi e di puntare al titolo. L’impressione che ho avuto non appena sono arrivato a Magnitogorsk non ha fatto altro che confermare quando mi era stato detto. Ho trovato un’organizzazione di altissimo livello. Grazie alla buonissima sinergia tra management, coaching staff e giocatori siamo arrivati alla conquista del titolo. Dal mio punto di vista, quindi, devo dire di aver compiuto la scelta giusta.

 

Nella tua carriera hai vinto tre medaglie d’oro, ai mondiali, con la nazionale russa, e l’ultima delle quali qualche mese fa. Possiamo dire che la tua è stata veramente una stagione straordinaria.

Sì, assolutamente. Sono entusiasta di com’è andata la stagione scorsa specie perché questo è il frutto tangibile di un duro lavoro e del massimo impegno profuso sul ghiaccio. Voglio ancora ringraziare tutti coloro che hanno vinto questi titolo con me perché l’hockey è uno sport di squadra e da solo non avrei vinto nulla.

 

Cosa non ha funzionato alle Olimpiadi di Sochi nella nazionale russa?

Non avendo fatto parte di quel gruppo mi è difficile dare una risposta e, sinceramente, mi trovo un po’ in difficoltà. Ovviamente ho seguito il torneo olimpico in tv e posso dirti solamente di aver visto nei ragazzi una gran voglia di vincere, di dare il massimo sul ghiaccio per arrivare a vincere la medaglia d’oro. Il desiderio di uscire da Sochi come vincitori era veramente tangibile, ma le vere ragioni della sconfitta non le so proprio dire.

 

Sei uno dei giocatori con più esperienza nel Magnitogorsk. Senti la responsabilità di essere anche un esempio per i tuoi compagni di squadra più giovani?

Certamente, è sempre stato così nella tradizione delle squadre russe: i giocatori con più esperienza cercano di dare dei consigli o di aiutare i più giovani mettendo a disposizione la propria esperienza. È successa la stessa cosa a me quand’ero giovane. Spero proprio che i nostri consigli possano aiutarli ad avere delle carriere di successo.

 

Come sta andando questo Training Camp a Cortina?

Posso dire che per ora è tutto perfetto e sta andando tutto molto bene. Ovviamente tutto a parte la pioggia!

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